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La notte degli occhi bendati


di Membro VIP di Annunci69.it Victor69
18.06.2025    |    233    |    0 6.0
"Sono al centro di tutto: penetrato da dietro, succhiato davanti, adorato da ogni lato..."

Sono passati tre giorni da quella notte in cui Sabrina mi ha fatto assistere al suo incontro con Marco. Tre giorni in cui non abbiamo fatto altro che rivivere ogni istante, raccontandocelo, accarezzandoci, toccandoci, masturbandoci l’uno davanti all’altra come due ossessi. Ogni gemito, ogni sguardo, ogni sussurro è diventato parte della nostra eccitazione quotidiana.

Ieri sera, però, Sabrina mi ha guardato negli occhi con uno sguardo che non lasciava spazio a esitazioni. Con voce bassa e decisa, mi ha sussurrato:

«Ti fidi abbastanza da lasciarti bendare? Da non sapere cosa succede, ma solo sentirlo?»

Non ho risposto. Non ce n’era bisogno. Il mio corpo ha parlato per me: un brivido lungo la schiena, l’erezione immediata, il cuore in gola. Il pensiero di non vedere, di affidarmi completamente ai sensi, a lei, al suo potere, mi ha acceso come non mai.

Mi ritrovo ora, disteso sul letto. Nudo. Le mani legate ai lati con foulard di seta. Una benda sugli occhi mi immerge nel buio più assoluto. Ogni suono, ogni odore, ogni tocco è amplificato. Il silenzio della stanza è carico di attesa. Sento i miei respiri, rapidi, pesanti. Poi il rumore di passi sul parquet. Piedi nudi. Due. Forse tre.

Una mano morbida mi accarezza il petto. Una lingua calda mi lecca il collo, lenta, bagnata. Poi un’altra mano — più grande, maschile — mi sfiora l’interno coscia, con decisione.

«Rilassati, amore», mormora Sabrina vicino all’orecchio. «Lascia che io e il mio ospite ti diamo qualcosa da ricordare…»

Il mio cuore accelera. Il letto si muove. Una bocca prende il mio glande tra le labbra. È calda, esperta, lenta. Alterna suzione a leggere carezze con la lingua. Le mani di Sabrina mi accarezzano le cosce, i fianchi, il petto. Un’altra bocca si avvicina ai miei testicoli. Gemiti sommessi riempiono l’aria.

Poi sento il clic del tappo del lubrificante. L’odore dolce e pungente mi avvolge. Dita bagnate iniziano a esplorare tra le mie natiche. Un dito si posa sull’ingresso. Spinge, ruota, entra lentamente.

«Adesso voglio che anche tu venga aperto, Luca… come hai fatto con me.»

Mi irrigidisco, ma una lingua lecca il mio capezzolo e le mani mi tengono fermo. Il dito entra più a fondo. Poi un secondo. Le sensazioni si moltiplicano, si intrecciano.

«Bravissimo… lascia entrare… è solo un dito per ora…»

Poi sento qualcosa di diverso. Più spesso. Liscio. Una punta che si fa spazio con calma, ma determinazione. Un plug? Un toy? O qualcos’altro?

Non so chi mi stia toccando, ma sento che sto per cedere. Il mio pene pulsa, duro come il metallo. Le dita escono. Una mano forte mi tiene fermo. Poi sento un colpo, lento ma deciso, entrare da dietro.

«Lo stai prendendo così bene…» dice la voce di Sabrina. «Non sei più solo mio. Ora sei nostro.»

Le spinte si fanno più profonde. Il letto cigola. Un’altra bocca prende il mio pene, questa volta con foga. Sono al centro di tutto: penetrato da dietro, succhiato davanti, adorato da ogni lato.

Le mani che mi toccano sono due, tre. Il piacere cresce, sale, si trasforma in qualcosa di più: abbandono totale. Vengo. Urlo il suo nome. Un orgasmo profondo mi attraversa il corpo. Ma lo sento ancora dentro, chiunque sia.

Solo quando la benda viene tolta, li vedo.

Sabrina è lì, bellissima, nuda, sudata, seduta sulle mie gambe. Mi accarezza il petto con le unghie. Accanto a lei, un uomo alto, muscoloso, con il sesso ancora lucido, rilassato ma non del tutto flaccido. Sorridono entrambi.

«Ti presento Dario.», mi dice lei. «Mi ha chiesto di averti. E tu sei stato perfetto.»

La vergogna non esiste più. Solo eccitazione. Solo desiderio di farlo ancora.

Sabrina si avvicina, si china su di me, mi bacia sul petto. Poi, all’orecchio:

«La prossima volta… sarò io in mezzo. Voi due… insieme. Dentro e davanti. Sei pronto, amore?»

Non rispondo. Le accarezzo le cosce, le sfioro le labbra, e poi le lecco il collo.

È il mio modo di dire sì.

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